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arriva il Natale.. Grinch o Magia ?

Arriva il Natale..
E molti piedini cominciano a scalpitare nevroticamente.

Un pò come i piedini del Grinch.. Le cui scarpe sono molto strette..
Motivo per cui è arrabbiato col natale?
O è perché ha il cuore due taglie più piccolo che è arrabbiato col natale?

la storia, in modo neanche tanto metaforico, ci racconta qualcosa che credo tocchi un po’ tutti.

Il Grinch non odia il Natale perché è cattivo, io credo che “nessuno” sia cattivo per natura.
Ciò che vediamo è sempre e solo il risultato di una storia e di un dolore che non è stato compreso e digerito.
Facciamo tutti così.. anche col Natale..
Dobbiamo però andare oltre per comprendere bene quanto asserisco.
Più in profondità.

Seguitemi e vi accompagno in questo bel viaggio.

Il Grinch odia il Natale perché è ferito!

Il suo rancore non nasce dalle lucine, dai canti natalizi e le loro smielate melodie.. e tantomeno dai pacchi colorati !
nasce da un vuoto, da un mancato senso di appartenenza.
Il Grinch, in fondo, è l’immagine perfetta di chi, sotto le feste, si sente fuori posto,
come se la gioia collettiva mettesse in risalto ciò che dentro è rimasto irrisolto.
Un dolore, congelato come la fredda caverna che lo ospita.
Le lucine natalizie e i caldi colori non penetrano il grosso strato permeabile che corazza un’ombra profonda,
una grande ferita dell’Anima.

E allora.. ripudia!
Non può sostenere tutto questo amore che vede fuori perché più amore vede fuori più deve alzare le difese per non sentire quanto la mancanza di tale amore sia dolorosa.

Il Natale amplifica.. tutto.. soprattutto ciò che manca.

Amplifica le famiglie spezzate, le relazioni tese, la solitudine, le aspettative deluse, le memorie d’infanzia che tirano come fili invisibili l’anima giù, giù, sempre più giù, dove ne calore ne luce possono arrivare a scaldare ne illuminare.
Amplifica quel senso di distanza che ciascuno prova quando si sente escluso da qualcosa, o qualcuno, che “dovrebbe” invece essere caldo, luminoso, intimo.
E quando ci si sente esclusi… si attacca ciò da cui ci si sente esclusi.
Almeno così abbiamo imparato a fare da chi ci ha preceduto, non è una tattica molto vincente, ma è l’unico modo che la maggior parte delle persone ha appreso, difendersi e attaccare per non essere annientati. almeno apparentemente..
perché di fatto, nel frattempo, l’anima perde vitalità.
La mente entra in un circolo vizioso in cui comincia a escogitare vendette e sogni di gloria.
Il corpo si irrigidisce e accumula e accumula tensioni che non può poi che sfogare in scatti di rabbia o in movimenti sgraziati.
Il vero bisogno viene così dimenticato, il cibo diventa freddo e inconsistente, rappresentato magnificamente dalle bottiglie di vetro che mangia angosciosamente il mostro verde sulla sua “sola” poltrona.
e così il bisogno “rimosso” di affetto, di uno sguardo tenero e di un morbido abbraccio.. distante.. come la sua buia e fredda caverna dal gioioso e appassionato paese dei “nonsochi”.

un paese che però ha anch’esso un problema.. sembra che l’eccitazione provocata dal natale sia mossa più dal senso di importanza esteriore dato dalle lucine e dai regali, che non da un sentimento profondo che unisce le famiglie ed il villaggio.

ed è qui che entra in gioco la piccola Cindy Lou con le sue treccine bionde ed un sorrisetto da far innamorare chiunque..
lei non ha paura del Grinch!
lei vuole che anche lui sia partecipe al Natale!
lei vuole che il Natale lo si festeggi tutti insieme!

Il bambino interiore, quell’esserino piccolo e iper-sensibile che c’è in ognuno di noi e che vuole il massimo bene di tutti coloro che gli stanno intorno, arriva a sconvolgere lo scenario!
proprio come in una Costellazione familiare Psico-Sciamanica dove possiamo vedere e toccare con mano ( e con sentimento) quale sia il reale potere di questa parte di noi.
Cindy Lou è piccola, si, ma sa quanto le basta per attuare l’opera alchemica.
Il suo cuore è puro e con mobilità mercuriale penetra la fredda corazza della montagna, rappresentazione simbolica delle resistenze all’amore del verde Grinch.. e instaura con lui un rapporto.
Il canale è aperto.
Ora serve solo un po’ di tempo affinché questo piccolo Cuore ricominci a scaldarsi, “cresca di 3 taglie” e permetta al mostro di uscire dalla caverna e tornare fra i suoi simili con il più bel regalo che ci si possa aspettare dal Natale, “il festeggiarlo con un puro sentimento di gioia e di appartenenza”. il desiderio della piccola maga è stato esaudito.
l’opera di Trasformazione Alchemica è stata compiuta, la piccola fa ciò che il Cuore le Comanda e il Grinch torna in città.

Il papà, simbolo dell’adulto del racconto, dapprima remissivo nei confronti del Gonfio Sindaco, simbolo del giudizio rigido che non permette il contatto con l’Anima, ora fa un bel respiro e prende la parte della piccolina nel difendere la sua causa.
Preso contatto col grande escluso dalla storia, ovvero con questo mondo emotivo rimosso di cui il mostruoso Grinch è portavoce, anche il papà è cresciuto. E’ un maschile che ascolta e che comprende tutte le parti di sè, anche quelle più scomode e anticonformiste e .. sentimentali.. quello che rende l’uomo “adulto” “Padre”. Un Papà che solo ora, dopo il Lavoro compiuto dalla figlia, dalla bambina interiore, può tirare fuori la voce con ferma consistenza e decretare che ciò che è stato fatto è giusto, togliendo potere così al sindaco e sollevando la figlia..  l’ Anima, sul trono del Bello del Vero e del Buono.
Babbo Natale in modo magico quanto sottile ha compiuto la sua opera.
Il Natale non è solo “Salvo”..

Il Natale ha rinnovato la comunità andandola a risvegliare dal torpore del piatto consumismo per renderla aperta, partecipe, Viva nel suo Cuore!

Ecco perché molti sono mooolto arrabbiati col Natale.
È senz’altro Vero che il Natale è oggi oggetto di grande speculazione consumistica, si.
Ed è anche Vero che spesso non sappiamo neanche più perché lo festeggiamo, sradicati dai cicli naturali e solari, e indottrinati dalla cultura dominante, siamo dimentichi del motivo che ne ha dato, passatemi il gioco di parole, il natale..
Un culto antico, quello mitriaco, solare, che vede il sole rinascere dal momento di massimo buio.. quando si tocca il fondo, quando sembra non esserci più speranza.. dal buio denso che ingloba tutto e tutto fa tacere.. una piccola luce si riaccende.. e con lei la speranza, ancora acerba ma piena di un moto propulsivo che con se porta alla rinascita della Vita !
Ma niente di tutto questo è il vero motivo che fa odiare il natale.
È il dolore che parla.
E’ una frustrazione antica di un momento che dovrebbe essere magico, tradito da un ansia da prestazione familiare per una questione di etichetta, da un litigio, da un episodio imbarazzante, da un parente scorbutico o violento.
È il disagio di chi, in questo momento dell’anno, non ritrova la magia che vede, o che non riesce a vedere.. negli altri.. e allora la disprezza, la svaluta, la attacca per non sentirsi in difetto.

Ripeto.. È vero che il Natale moderno ha perso il suo radicamento contadino e allo stesso tempo è stato inglobato da un consumismo feroce che sovraccarica tutto di aspettative, ansie, spese, doveri.
Ed è anche vero che molte famiglie si riuniscono solo per convenevoli, per non fare brutta figura.
Ma anche togliendo tutto questo… rimane qualcosa.

“Maybe Christmas.. don’t come from a store..
maybe Christmas .. perhaps.. means a little bit more.. “

pronuncia attonito il Grinch mentre da dentro un sentimento di amore sta facendo capolino.

“Forse il Natale.. non arriva da un negozio..
forse il Natale.. significa qualcosa di più..”

Rimane il bisogno umano di un “tempo sacro”.
del riconoscersi nella condivisione di un “sentimento Sacro”

Un varco nel quotidiano in cui la famiglia si ritrova, anche imperfetta, anche zoppa.
E non dobbiamo forzarci se sappiamo di andare incontro ad un momento che non sarà vissuto come vorremmo,
possiamo sempre scegliere di essere fedeli a noi stessi, prima che al clan familiare e alle sue dinamiche (..) !
Possiamo scegliere di passarlo con chi ci fa sentire davvero “a casa”.
Dedicarci così un momento per fermarsi, guardarsi, riconoscersi.
Un momento in cui scegliere, anche nelle tensioni, anche nella stanchezza, di creare un piccolo spazio di magia..
una tavola apparecchiata con cura, un racconto al lume di candela, un gesto gentile, un abbraccio sincero.

Ricordo quando anni fa, appena scoperto il mondo sciamanico, proposi di fare un fuoco.. Certo il 4° piano di un palazzo cittadino non è il posto più comodo.. tantomeno il più poetico..
ma questo non mi fermò.. non “ci” fermò!
feci scrivere a ognuno un desiderio su un pezzetto di carta.. prendemmo una pentola e del cartone e giornali e ..
Accendemmo il fuoco!
sembra poco una piccola pentola in un balcone striminzito di una palazzina popolare di una grande città.. e dei foglietti di carta col desiderio di ciascuno..
Ma per me.. per noi.. fu tantissimo!
Solo rimanendo uniti attorno al fuoco, a guardarlo, a contemplarlo come i nostri ancestri han fatto dall’alba dei tempi.. avevamo creato qualcosa di diverso, di magico, di Sacro!
Avevamo spaccato i limiti del tempo e delle possibilità cittadine con le sue rigide e fredde sovrastrutture e avevamo creato un varco verso un tempo e uno spazio diverso, di una qualità diversa, che ci permetteva di essere individui e famiglia, insieme, spettatori e co-creatori di una piccola magia che riaccendeva in noi quella piccola luce che questo portale rappresenta.

Il Natale, se lo vogliamo, se lo “scegliamo”, può essere questo..
non un obbligo sociale, non un convenevole, ma un rito, caldo e intimo e Sacro.
Un’occasione per far risplendere un po’ di quella luce che, archetipicamente, in questo periodo dell’anno ha sempre cercato di vincere il buio.

E forse il lavoro vero non è combattere “la rabbia natalizia”, ma chiedersi:
Qual è la ferita che questo periodo mi mette davanti?
E cosa posso fare, quest’anno, per trasformare almeno un pezzetto di buio in luce?

Perché il Grinch cambia solo quando scopre di non essere più un escluso, ma parte di un cerchio.
E in quel cerchio “piccolo o grande, imperfetto quanto vogliamo” possiamo decidere di far entrare anche noi stessi.
Anche la nostra parte arrabbiata che magari,, se un pò più ascoltata, può aprirci a un dono inaspettato che non sapevamo di volere.
e ascoltando bene quella bambina e quel bambino che vivono dentro ognuno di noi, quella parte di noi che non ha paura della Verità e che è sicura e capace di chiedere e di prendere ciò di cui ha “realmente” bisogno, la strada è segnata, la vittoria è vicina, come la vittora del Sole sull’oscurità, della Luce della nostra Coscienza, dell’Amore, sul freddo buio dell’indifferenza e del dolore che altro non è .. mancanza di amore.

che questi giorni siano per tutti noi gioiosi, sereni, pieni di Vita e di sguardi benevolenti di comprensione,
caldi di tutti gli abbracci e le attenzioni di cui abbiamo veramente bisogno.
che la luce invisibile che scalda e ravviva possa accompagnarci in questi giorni di avvicinamento alla Rinascita.

Alberto Stoppa
Sciamano e Terapeuta

www.pachamamaolistica.it

telegram: pachamamaolistica

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