Il mito del Salmone

un Mito degli indiani d’America del Nord per la pacificazione di feroci opposti

Lévi-Strauss, antropologo ed etnografo di gran spicco, ci racconta di come le popolazioni indigene del Nord America fossero perfettamente integrate con la Natura, tanto che i loro miti si fondevano con una psicologia profonda capace di abbracciare dicotomie che oggi portano l’uomo moderno a vivere frammentato.

Tra questi miti, quello del salmone rivela una comprensione armonica della relazione tra vita e morte, sacro e profano.
Il ciclo vitale del salmone – che nasce nei fiumi, migra nell’oceano e ritorna per deporre le uova prima di morire – non era solo un fenomeno naturale, ma un potente simbolo di rigenerazione e continuità.
Il ritorno dei salmoni rappresentava il perpetuarsi della vita e il legame indissolubile tra morte e rinascita, due forze che, per queste comunità, non erano opposte, bensì complementari.

Il salmone, nei miti, assumeva un ruolo sacro: era uno spirito che si sacrificava per nutrire l’uomo, un dono della Natura che doveva essere onorato. I rituali, come quello del “Primo Salmone”, servivano a riconciliare il consumo quotidiano con il rispetto per la vita, restituendo le ossa al fiume per assicurare il ritorno del salmone e la continuità del ciclo vitale. Questo gesto rituale trasformava il profano in sacro, creando un equilibrio tra il bisogno umano e il rispetto per il mondo naturale.

Lévi-Strauss sottolinea come il mito del salmone incarni la mediazione tra mondi opposti – mare e fiume, natura e cultura, vita e morte – mostrando che queste dicotomie, che oggi spesso frammentano l’uomo moderno, erano per queste popolazioni unificate in una visione ciclica e armoniosa dell’esistenza. È una lezione di integrazione e rispetto, che invita a riscoprire la sacralità insita nella vita e nella morte, nei gesti quotidiani e nei grandi cicli naturali.

Un esempio di questa frammentazione portata dalla modernità è il rapporto col cibo; le persone, soprattutto quelle che vivono in città, auto-escludendosi dal ciclo diretto di approvvigionamento, incapaci quindi di coltivare quanto di cacciare, perdono il contatto diretto con il ciclo vita-morte e questo li porta a squilibri che si manifestano sotto più aspetti.

Vediamo così progredire un consumo smoderato di carne da una parte, col prezzo della repressione dei sentimenti di sana aggressività che servirebbero per poter cacciare (oltre al costo ecologico di cui non è questa sede di approfondimento..), e movimenti di vegetarianesimo o veganesimo dove la stessa aggressività diventa sfogo contro i primi “come Ombra” per la propria uguale e contraria incapacità di assumersi la responsabilità di pacificare internamente questa dicotomia.

Di fatto, solo pacificando questi opposti, ognuno è davvero libero di “scegliere” di cosa nutrirsi, in Coscienza.

Come ogni mito ben studiato anche questo del Salmone ci svela come la Naturale Saggezza dei popoli ancestrali possa essere oggi spiegata ed avvalorata dalle nuove scienze che indagano l’Anima ed i suoi fragili equilibri, e come questi diventino risorsa e risposta alle urgenti necessità dell’uomo moderno di ritrovare una strada che lo ri-connetta alla Natura della quale è parte.

Natura e Cultura non sono opposti impossibili da conciliare, sta ad ognuno di noi muoversi per attuare ed armonizzare questo sposalizio.

Ahò!
e Buon Cammino nella Bellezza.

Alberto – Uomo Medicina

Scuola di Formazione: Seminari Online e Percorsi Sciamanici
Sacro Maschile: Equilibrio, Mitologia e Guarigione

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